X

Certi scatti maledetti
li chiamo buchi neri.
Stracavolo di buchi neri del demonio!
Fotografie che mi finiscono in mezzo alle altre,
a tante altre cose
e me le rompono, queste cose.
Si fanno avvertire già in fase di scatto: una di quelle foto che non si lasciano afferrare precisamente dalla coscienza, dalla mente o dalla passione e restano lì, nel mezzo, vaghe. Proprio perché non le riesco a maneggiare con nessuna categoria dell'intelletto e con alcun gesto che l'intelletto esclude, tendono a incanalare tutto il mio essere al loro interno portandomi via tempo, concentrazione, energie, buongusto, soldi e fantasia. Più tutto il resto.
Esattamente come farebbe un buco nero aperto oltre il monitor.
Un blackhole,
una cosa così pesante che incurva lo spaziotempo verso il suo centro come un imbuto dentro il quale casca ogni elemento. Stelle, pianeti, comete, rottami alieni, monetine da cinque centesimi e la mia pazienza.

Foto_buco_nero-Paolo_Buffa

Immagini come queste mi uccidono. Non le dovrei nemmeno maneggiare e invece, lontanamente, per qualche oscura ragione simbolica, per qualche combinazione nascosta che interagisce con la mia estetica, in segreto, mi attirano.
Nell'intimo combattimento tra ignorarle e dargli una possibilità alla fine, a volte, cedo alla tentazione e prima che sia troppo tardi loro sono già in posizione dentro Camera Raw, in attesa di un mio cenno.
Solo dopo, dopo magari un'ora di tentativi per far emergere un'anima che forse non hanno, esausto le abbandono e le riconosco.
Blaackhole.
Puntando il dito, nominandole ad alta voce.

C'è un solo gesto che le può riscattare dal mio inferno estetico.
E da tutto il sovraccarico di strutture con cui le ho appesantite trasformandole in un reale blakhole di qualche Giga di memoria, pronto ad occupare un posto che non gli spetta all'interno dell'hard-disk, lasciandomi uno scomodo collegamento tra la loro esistenza e la mia coscienza.
Un solo gesto:
CANC

dissolverle

per sempre.

Del terribile file di cui sopra non esiste più l'originale, lo specchio iniziale che la riflette, cioè il suo .raw
Cancellata per sempre. Scheda di memoria sovrascritta.
Un insignificante registrazione di luce su un sensore, convogliata in dati binari dentro una micro sd, spostata dalla realtà al nulla da cui derivava.
Forse sarà tornata ad essere luce. O forse un'ennesima informazione dispersa.
Il .jpg caricato in questo post non è meno maledetto di quel dato originario, ma è l'unica cosa che ne rimane, solo qui, su di un sito, e quando questo sito sparirà, sparirà anche quest'ultimo appiglio, un'immagine mai esistita.

I miei HD sono pieni di potenziali blackhole, lo so.
Per loro è iniziata la demolizione controllata senza avere la benché minima possibilità di espressione.
C'è un risvolto pericoloso ed uno liberatorio in tutto ciò.
Da una parte buttaLi via vuol dire liberare me dalla loro influenza, dalla possibilità di sporcarmi anima e mente
[l'animamente o l'aniente o la menima]
interagendo con un contenuto torbido e disgraziato.
Dall'altra, il rischio, è che quelle siano immagini per un lontano futuro e quando quel loro contenuto, che adesso non è chiaro, un giorno potrebbe diventare una rivelazione per un'altra anima (la mia, mutata) non ci saranno più.
In ogni caso non se ne esce,
una scelta vale l'altra.
Il futuro ancora non esiste, lo scorrere del presente, ovunque vada, è ciò su cui poggia un fioco riverbero di esistenza
per dirlo con una lacrima
sono per il CANC.
Dissolvere.
Liberare.
Sono per gli addii.

Leave a Comment