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Pioveva tantissimo quella sera e il gatto non era ancora rientrato a casa.
La bambina era preoccupata.
Di solito il gatto, al calare della sera, passava attraverso la gattaiola e d’improvviso lo si vedeva camminare accanto al divano o seduto sul davanzale, intento ad osservare il giardino.
Quella sera no. Quindi il padre decise di uscire per provare a chiamarlo e controllare che non fosse stato investito sulla strada.
La bambina e la madre guardarono l’uomo avviarsi sul vialetto d’ingresso, con la pioggia che cadeva disordinata tra le raffiche di vento. Quando il papà uscì dal cancelletto della loro proprietà, mamma e bambina si ritirarono all’interno della casa.
La televisione era accesa. Si sedettero sul divano e la mamma disse di non preoccuparsi, era già successo che il gatto per una notte non fosse tornato. Poi però si era ripresentato la mattina seguente.
La bambina restava in silenzio, guardava lo schermo della televisione e le figure dei cartoni animati che si agitavano sulla superficie. Aveva l’aria assorta, come se non fosse realmente presente ma seguisse il corso dei suoi pensieri. “Vedrai che non è successo nulla” disse la madre mentre accarezzava la testa della bambina.
Da fuori udirono la voce del papà che chiamava il gatto.
La pioggia picchiettava sui vetri e il vento fischiava da qualche fessura delle finestre.

Il padre della bambina non fece più ritorno.
Quella fu l’ultima volta che fu visto dalla moglie e da sua figlia.
Insieme a lui non tornò mai più anche il gatto. Entrambe erano spariti nel nulla quella sera di pioggia di vent’anni prima.
La bambina di allora studiava adesso all’università. Aveva ottimi voti e viveva ancora con la madre.
Molto spesso la sera mangiavano insieme. La madre rincasava dal lavoro e preparava cena.
Da quasi vent’anni prendeva delle pastiglie di antidepressivo e negli ultimi cinque anni soffriva di forti emicranie improvvise.
Sua figlia stava bene di salute. Era rimasta una ragazza silenziosa, non aveva un ragazzo e non aveva più voluto gatti da quella sera di vent’anni prima.
Così, quando durante una cena, le due donne sentirono miagolare da dentro casa entrambe si bloccarono con le posate in mano.
Il miagolio veniva dal soggiorno, dove c’era la porta d’ingresso. Dove ancora c’era la gattaiola. Non l’avevano tolta, senza nessuna ragione particolare quella gattaiola era rimasta e ora un gatto ci era passato attraverso.
Le due donne si alzarono quasi in contemporanea e camminarono in soggiorno. La ragazza stava trattenendo il fiato, sapeva che era impossibile ma quel miagolio lo conosceva.
Quando attraversò la porta della cucina e guardò verso l’ingresso rimase immobile, sentì un reticolato di brividi diffondersi in tutto il corpo e invaderle la testa. La madre, arrivando accanto a lei emise un urlo che coprì subito con una mano.
Il loro gatto era tornato e le fissava miagolando come quando aveva fame.
Quando si avvicinò ai jeans della ragazza e si strusciò intorno alle sue caviglie si udì il suono della medaglietta che aveva al collo. Sembrava che il gatto stesse bene, sembrava lo stesso di venti anni prima, identico. Non aveva mai avuto una medaglietta al collo, solo un laccetto colorato col suo nome impresso sopra.
Madre e figlia lo osservarono per un certo tempo, poi la ragazza si chinò.
“Non toccarlo” disse la madre. La sua voce era quasi rauca.
La ragazza guardò la madre, poi il gatto fu vicino alle sue mani e la ragazza ne allungò una verso la medaglietta al collo.
Il gatto si sedette di fronte alla ragazza, quasi per agevolare la lettura di quelle poche parole impresse sulla medaglietta ovale. La coda era immobile.
“Vi penso sempre” lesse la ragazza a voce alta.
Poi lasciò cadere la medaglietta dalle mani.

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