Un cammino, il Monte, le colline. Qualcosa si trova sempre.

Camminare ha questo risultato enorme: da qualche parte si arriva.
Qualcuno a suo tempo ha anche scritto: se vuoi trovare, cerca!
Io voglio sempre trovare. Per cui cammino e seguo le strade che mi sembrano meglio disegnate per le mie suole.
Non che sempre siano strade, a volte diventano sterrati, poi tornano strade per diventare magari sentieri.
Percorsi. Linee disegnate chissà dove.
Molto spesso non è affatto chiaro dove andare. Ci sono le indicazioni ma le indicazioni non sono tutto. Anche se i cartelli indicano non è detto che la loro direzione coincida con la mia. A volte nemmeno la meta coincide con quello che andavo cercando.
A volte sembra di poter rimanere delusi.
Ma a volte.
Basta camminare di più.

Umbria.
Anche se potrebbe essere ovunque.
Un qualsiasi ovunque dove le colline stanno davanti ad altre colline. E dietro altre.
Tante, continue, onde di linee che salgono e scendono. Percorsi e percorsi di asfalto, sterrato che torna asfalto, poi sentieri accanto alle strade che attraversano boschi, passano tra centinaia di querce e connettono altre strade. Asfalto, terra, foglie di querce, aghi di pino. Il Sole che colpisce diretto ogni singolo spiraglio tra i rami. Tra gli aghi e le foglie. Colpisce la pelle. Colpisce la strada. Silenzia il mondo, almeno fino al passaggio del vento. Per un pò.
Poi torna il silenzio. Un silenzio di caldo e passi sull'asfalto. Le bacchette da cammino emettono suoni diversi, sulla strada, sulla terra, sulle foglie.
Doppio metronomo.
Tic-tac tic-tac tic-tac.
Per ore.
E ore.

Ho incrociato sei macchine. In tutta una mattina e tutto un pomeriggio.
Ho anche il sospetto che una di quelle macchine della mattina fosse la stessa del pomeriggio.
Dopo aver lasciato la strada maestra, in salita, dopo aver tagliato per boschi e aver trovato di nuovo l'asfalto. Sei macchine.
Forse cinque.
Per me che vengo da posti di file di macchine ferme davanti a un semaforo. Pregando per il verde.
Ma non ora. Non è tempo di tristezze facili. Nessun lamento.
Ho iniziato a seguire un cartello che riportava la parola "Monte" seguita da qualche altra parola.
Perché la parola monte mi va a genio ovunque. Posta nel mezzo del nulla concentra i miei sali minerali intorno al suo magnete, ed io seguo i miei sali minerali. Ovunque.
Monte Santa... eccetera eccetera.
Vediamo mi son detto.
Troviamo.

Non importa se la conoscono in dieci o diecimila. Non è quanti la conoscono.
E' come.
E parlo della meta. La mia meta.
Monte Santa Maria Tiberina.
Un autentico, silenzioso, capolavoro.
Io amo queste scoperte perché davvero si creano dal nulla. Come mettere una manciata di terra nelle mani del Dio Delle Forme e lasciarlo creare. Sorge il Monte, ed in cima le mura di pietra, dietro le mura palazzi e case, una torre. L'ago di una meridiana per la mia ombra.
Ciò che cercavo.
La città appoggiata nel niente.
L'arrivo dei passi.

Non so quanto si capisca dicendo che l'importanza di un posto è correlata alla fatica per raggiungerlo.
Se avessi usato le ruote sarebbe stato soltanto bello. Sarebbe bastato un click col telefonino. Sarebbe bastato passare.
Ma quel monte. Monte. Andava raggiunto, bisognava farsi condurre.
Ed è una questione di Sole che colpisce ad ogni spazio tra i rami, foglie ed aghi, nell'ora dove colpire è più facile. A perpendicolo.
Bisognava sbagliare percorso. Fermarsi, decidere di ritornare.
Mangiare una mela sotto una macchia d'ombra e sentire un cane abbaiare nei boschi.
Tra le onde immobili e continue dei boschi. Lontano.
Distorto, cancellato da un rotolo di vento.
Solo dopo tanto sudore. Dopo l'acqua quasi al fondo nella borraccia.
Allora non è stato come passare.
E' stato come caricarsi.
E' stato riempire uno scrigno. Di cose. Del mio materiale prezioso. Disperso sempre chissàdove, ed a volte raccolto.
Un tesoro decodificato personalmente. Non scambiabile. Non cedibile. Una moneta a senso unico.

Non so quanto si capisca a parlare di ciò che tutti conoscono ma che ognuno conosce soltanto in un modo. Il proprio.

Il modo dei passi.
Il modo mio.
Passi.
Tic-tac, le bacchette sul selciato.
Asfalto, terra, asfalto, foglie.
Da qualche parte si arriva. Ciò che ho scoperto del camminare.
Da qualche parte si trova.

 

P.S.
Non ci sono foto della meta, nessun Monte Santa Maria Tiberina (M.S.M. Tiberina per i cartelli stradali) immortalato.
Non è così che MSMT si trova.
Almeno dal mio punto di vista.
Meglio che sia una rivelazione, che uno ci sbatta quasi contro. Una foto prepara all'incontro. Lo assicuro: meglio arrivarci impreparati, nudi e crudi. 
A me è successo così, magari vale per altri, altrimenti di foto sul web ce n'è eccome. Neanche a dirlo.

 

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