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non è per sempre

quel che solleva l'erba al cielo oggi,
l'arco chino della pianta al Sole
viene da un altrove antico
solo se rallento trovo
l'eco di un canto in fondo agli occhi
l'ombra di un timore
nemmeno tra i ricordi

Paesaggio di montagna

da solo con la montagna, se solo.
Mi avesse sequestrato

trepidarium

la mia velocità è una lentezza che va accordata con lo scorrere dell'esistenza del mondo.
Credo sia per questo che trovo una meravigliosa concordanza salendo le montagne. Perché i tempi delle rocce sono immobili in confronto a quello della mia vita. Toccandole ho l'illusione di un'eternità: il tempo che desidero e in cui potrei disciogliere la lunghezza di un gesto intero

non so mai cosa raccontarmi la mattina appena sveglio. Almeno fin quando non trovo mille scuse.
Ricordo che d'alzarmi una volta ho avuto fame, credevo di sapere e mi era sembrato importante dover fare.
Il mio rubinetto è chiuso laddove il tempo fuoriesce.
Le immobili ragnatele

come son riuscito a cedere? A farmi entrare nel piccolo recinto e abdicare all'assoluto che ti consuma giovane, per un pò di sopravvivenza? Per un pò di pane, un pò di questo e un pò di quello. Per dignità?
Non si può essere toccati da qualcosa che c'entra con l'eterno e far finta poi di nulla, continuare a dire che può andar bene uguale.
Mi sa che doveva finire tutto prima, per iniziare,
dopo un istante

ero piccolo meno di uno sgabello le prime volte in queste stanze e dopo anni di zie e cugini, mentre il Natale attutiva Milano, un giorno son rimaste solo queste, il ricordo su una sedia, il sipario che cala alle finestre

della religione è il tempo lento. L'intimità della penombra, il silenzio dopo il buio.
Per cancellarla dentro l'uomo basta poco, basta accelerare. Le luci sempre accese, il rumore dove prima c'era ascolto

vivere da monk
#01
una casa costruita per il silenzio

sull'orlo del buio mi andrà bene

industria_abbandonata

non sembra che fuori sia primavera.
Il genius nella stanza dà le spalle, polvere punteggia i raggi.
Vien voglia di fermarsi e far parte del passato

camminiamo sugli enormi corpi distesi dei paesaggi, nelle rughe del volto come tra le pieghe di un fianco, in mezzo ai seni fino al collo, sul limitare buio di una bocca, per ascoltare parole che non possiamo ripetere

di tutte finora sì, lei è stata una splendida piccola scintilla di monk house, perfettamente al termine di una staccionata oltre il confine che mi ha tenuto aldilà, invisibile. Del resto come ogni amore più bello, solo sfiorato, e desiderato per sempre

mi son voltato ed ero un'ombra sulla pietra, che mi guardavo. Se mi riconobbi soltanto l'esser senza peso.
Però poi a notte le ombre riposano indistinte nel loro nero ed io invece acceso, gli occhi aperti a letto, cercavo le mie terre, dal desiderio tormentato

a stare dove la nebbia non dirada mai del tutto e il sentiero non conduce, invita.
Essere incerto ma accordato in qualche modo al chiarore vacuo dell'ignoto

ho chiesto rocce picchi e punte ad ogni Natale e son stato soddisfatto.
Tu emergi scoperta ed io ti seguo che (per me) non valgono specchietti ma sentieri. Finché non li cancelli, stufa e stanca, conserverò le gambe come offerta

nascosta dentro una piega, quasi un'ansa del fiume, vuoto d'ombra nel bosco.
Lontana, infissa nel silenzio una croce. Nient'altro per chi giunge che Dio e una speranza

una nuvola, la terra bianca, il Sole e di spalle il niente.
Io non so cosa fare, non so nulla. E guardare non basta.
Tornare sempre da un paesaggio, con più misteri di quando son partito

Greek landscape photo

Itaka

quando scorre uguale il silenzio di un luogo nella mente

Fotografia di montagna

arrivato in cima ho proprio dato dentro a far lo stupido, e va tutto bene se son felice. Però quel picco, il my damned peak, gioia all'andata e catarsi del dopo, che dura un niente esser puro, sentire il vuoto

ti hanno giudicato indifferente ma non io, pur cadendo in tentazione.
Che per la mia orazione hai sempre avuto ascolto, dalla mia speranza agli anfratti delle rocce, la voce dal profondo al tuo profondo.
Oscuro eterno il traduttore

Greek landscape photo

tutte le barche infine
solitaria porta al tuo castello

i luoghi attraversati dal vacuo risveglio, prima che il gallo si accorga. Ho camminato ed una luna polare mi ha detto ogni passo.
E' divertita malinconia cinque anni dopo, guardando il bivio d'una foto, fantasticare l'altra via

Cammino di Santiago del Nord

where Icarus fallen down

Greek landscape photo
Cammino di Santiago del Nord

mentre ho camminato ognidove sono stati i momenti più belli di un'esistenza. Non i soli ma forse i primi che mi vengono da dire, i luoghi che diventano landschaft al tempo del passo.
Solo camminare, o tuttalpiù vagare, anche in macchina con un finestrino giù e lasciarsi diventare spazio. Nullo. Un frammento a distanza tra due stelle

posso risolvere senza brillare qualsiasi situazione

Ladakh-Paolo_Buffa-2018-India-travel_landscape_photography-drappo

per tornare a casa seguendo i segni, distratti indizi di una sera. Ed il vento.
Un drappo alzato, un'imposta sbattuta, rotolare di ombre sul sagrato.
La mia terra vive dispersa, disperso il suo abitante. Sono cocci che una luce ed un ricordo, in linea agli occhi quel momento, rendono il paese, di una sola casa che ovunque cerco

ho dei ricordi così grandi che la mia mente vive di chilometri

Cammino di Santiago del Nord
Cammino di Santiago del Nord

dunque andiamo amico mio, fino all'ultimo rimasuglio perché me l'hai detto, non siamo nati per conservarci, tu poi, ma per essere della polvere, negli strappi, pioggia battente e in ogni notte. Ogni luce che vacilla sopra il colle. Ci si sfalda, certo, per essere un giorno tutto. Uno

a monk house, obviously

a monk house, surely

Ladakh-Paolo_Buffa-2018-India-travel_landscape_photography-monk

a volte un viandante sulla terra

dell'ultima volta che siamo stati, tu ed io, un addio

i tracciatori

sul nudo corpo di polvere

nelle nebbie qualcuno ha intagliato la propria dimora per abitare il bosco ed imparare allora i sospiri, il crepitio del fuoco, i silenzi abissali tra lo schiocco d'un ramo di notte e il fruscio lieve dell'alba, tra le imposte

respira e muori idiota

Uscita_palmanova copy


[i luoghi della malattia, le discariche della bellezza, quanto di più osceno la civiltà psicotica odierna è riuscita a iniettare nella mia vita]
e quando finisce 'sta follia: che le ruote promettono altre distanze che le gambe (nei recinti girano chiuse) senza mai portare via?
[la tangenziale est di Milano è il dolore allo stomaco, la febbre e il mal di testa di ferro quando nemmeno riesco ad alzarmi dal letto, nei dolori alle mani, la gola secca, il bruciore degli occhi, gli acufeni eterni]

giocavo con un prisma sui gradini di un edificio e il giorno sopra di me sfiniva. S'attardava lento, sugli alberi, imbandiva la sera.
Sarà stata l'estate, forse l'inizio o la fine, di certo da solo, come a me piace.
Del perché son tornato non ho tracce, né ricordo, nella mente ancora tutto tace, come quel giorno

ho bucato le nuvole col respiro solo, quindi mi son guardato attorno. C'erano linee e nessun confine, capisci? Almeno sopra. E come a comando scomparvero, dissolte. Resta quel che chiamiamo cielo, a velo d'eterno, o d'infinito, poco importa. Basta tenerne un lembo, quando il sentiero in basso riporta, il cammino

su quella spiaggia ho aspettato la Grecia srotolarsi ridente. E nei rivoli risale, prima i piedi, poi le gambe fino al ventre, si ritrae e pretende, trascinando lontano.
Mani d'onde che raschiano immemore la rena.
L'ho sentita propagarsi in ogni altrove che fosse azzurro, nello spazio ed oltre al tempo, da piangere felice la malinconia sgretola, l'onda fremere

Greek landscape photo
Cammino di Santiago del Nord

un passo per volta ed ero arrivato alla fine, dove termina il vento, le onde, la terra, le idee. Dove inizia forse un altro cammino.
La guida disse: "per di là signora, verso ovest, dopo tremila chilometri giungerà in America" e su quegli scogli a picco, pur tra la gente immobile, ho capito ancora una volta il viaggio, quel che forse pensò Alessandro dopo l'ultima montagna: "ancora una vi prego. Ancora uno sguardo oltre"

Cammino di Santiago del Nord

resti nella casa pensando che quella passi. Ma la tempesta resta, poi si sposta ed un'altra comunque torna. Quindi come vivi? Dove vivi?
Sei venuto al mondo con l'ignoto, la paura, malato un giorno, infine morto. Eppure stupendo se la furia non rifiuti.
Se il dolore non rovini

nemmeno ora saprei dire come ho varcato la soglia, da una parte provenivo da Londra una sera e davanti un cartello mi ha mosso di cambiar rotta.
E l'ho seguito. Poi non so più. L'io che scrive ora non può essere lo stesso, anche se ricorda.
Alla nave di Teseo ho aggiustato la prua con assi antichi

Lambeth_road_Londra_sottopasso_paesaggio_urbano

tutte le altre vite passano accanto, che sembrano vere tanto nitide sono alla mente. Eppure sfuggono ed una sola resta.
Butto un sasso nell'acqua immobile e guardo sereno i cerchi espandersi, la stessa acqua buia che un tempo fu tempesta

Pizzino_Val_Taleggio_Bergamo

stavo andando e un desiderio d'Orfeo mi ha voltato. Eppur sapevo, come so, del dolore. Una casa si lascia per la guerra, che già s'è persa.
Così ho scattato.
Silenzio vivo delle tombe. Stanze che appartengono a montagne. Tra le strade senza ruote, grida di bambini.
Ed allora all'Ade per converso torno

Some nights end

non c'ho mai capito niente di come fare in città, se non provare come altrove, ai margini, sentendo il tempo delle cose e degli altri passare e rimanere attraversato. Sembrava tutto fluire con un senso non mio. Ho desiderato morire un giorno ma distante un miliardo di chilometri, da dovunque fosse un solo grattacielo

Passaggio_persone_traffico_ponte_Tamigi_Londra_notturno

è così bello chiederlo dopo anni, seduti ad un tavolo di legno vicino al porto: sei poi giunto a casa, Ulisse? Non che tu abbia fatto ritorno, forse, ma ne hai trovata una, navigando?

Caos-fotografia-Paolo_Buffa-bosco-alberi-abbattuti

attraversato e distrutto, come il paesaggio sciacquato dalla tempesta che si risveglia mancante. Si ascolta il vuoto

Valsassina_montagne-panorama-PaoloBuffa-fotografia_paesaggio

dal nulla sorge di nuovo quella terra fatta di nulla che sembra sorregga

sembra che il tempo lavori a sperdere i segreti. Come dimenticare che il divertimento la paura spazza via? l'alchimia del cambio e la morte persino muta aspetto.
Eppure si dimentica, i cattivi maestri che ogni giorno blaterano

ci son stati natali così piccoli da dubitare l'esistenza. E volevo così tanto che ci fossero. Ma fuori rotta, nel piccolo recinto di una notte, il lume di una fiamma e una capanna

Natale_via_francigena_presepe_gambassi_terme

the soft bosc

la luce svapora

se dev'essere silenzio che sia vero.
Una stanza di una casa tra titani immobili di pietra. Fuori. Il Karakorum tace, guardiano al nulla.
Dalla finestra di polvere nessun rumore.
Sfuggono i ricordi allora tra le assi, così il nome ed il diviso. Dopo un ciclo eterno sono parte di un fruscio, forse mi ridesto.
senza io

è stato prima di vacillare poi davvero son caduto. Si è annebbiato il corpo e a valle ero malato. Non è stato proprio quel giorno ma poco dopo, il creato magari lo sapeva, io no. Eppure le forme eran già confuse i segni c'eran tutti, bastava leggere. Vaticinare

Mountain photo

vengono sempre i tempi esuberanti, che poi vanno, con le orme dei ricordi.
Ed io ne voglio altri, i miei abissi ancora. Che stanno in alto.
La preghiera dei passi e l'aria delle quote, come sciarpa

sono arrivato al passo che la croce risuonava immobile.
Un colpo secco di scure al cielo.
Dove sorgono le nubi o le montagne pareva qualcosa di più grande, dietro, a tenerle insieme. Come si può essere umani e tentare di capire, sentendo? Son troppo piccolo, il contenitore non contiene,
l'immenso

a lasciar andar le pagine le parole son volate. Scompigliate ai quattro venti. Ma poi le ho viste intorno, concrete o sfilacciate.
Parlerete un giorno a chi v'ascolta, su altre pagine le parole torneranno, che il vento chiamerà a raccolta

il suono delle gocce sotto. Salendo in superficie

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Ladakh-Paolo_Buffa-2018-India-travel_landscape_photography-smoking_cup

di quel profumo all'alba forse ne sapevo ancor prima. Forse è stato il profumo di ogni alba senza respirarlo, finché un giorno aprì una porta e la cenere fumava, votiva.
Per la luce del mattino, l'energia dell'aria tra le foglie e l'acqua che tintinna del torrente. Ecco il Dio che mormora e del fumo soffia, che la voce di ogni vita sente

laggiù come una terra promessa, o come acqua promessa, a valle. Non mi son ingannato, stavo bene dove stavo, riparato a malapena dal tetto di una baita. Il temporale andava.
La promessa è il silenzio. Vado salendo finché venga rispettata

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emergono e poi s'annullano come dorsi di animali antichi.
Luci soffiate dalle sorgenti. Su di un prato alto, nell'obliquo mattino d'inverno, un giorno come isole

a monk nation?

la isla

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che a questa immagine ci tengo...

solo come quel giorno difficilmente ho ricordo, per un'intera valle camosci e basta, indecifrabili.
Voi siete montagne ed io vi amo e so bene che della mia esistenza, ancor prima della notte, distrattamente svaniran le tracce

dove porti chissà quante volte l'ho già chiesto.
Un'altra curva.
Non rispondi e non mi dici, cosicché muta provo io a comprenderti: tu cammina, un passo davanti all'altro sopra un miraggio, che ti importa di un arrivo. Non è per questo che hai iniziato, pellegrino

questo è il Talismano. Allineando le rocce vicine e la costa lontana si compone. Solo allora esiste, dentro lo scatto.
Un passo in più ed al nulla torna, disfatto

dove Friedrich ha dipinto un giorno sono stato. La terra era dura, il Sole bruciava. Non era odore di tela né di stanze da museo. Eppure i miei occhi hanno visto tavolozze e linee di pennello. Una luce d'ottocento

sulla montagna delle rocce strappate

Alpi austriache
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usciamo a giocare nella tempesta.
E fammi dimenticare quanto stupido sia vivere fuor d'essa

ricorda di non essere, di andartene via e di scomparire il più possibile, quasi fosse l'ultima speranza, l'ultimo urlo di una richiesta. E fallo camminando perché funziona meglio, scivola via più lento, il giorno.
La luce rallenta, poi cade.
Se solo potessi essere l'ombra, mentre diviene notte

Cammino di Santiago del Nord

still

ho ascoltato l'alba e il suono della preghiera ruotare tra le rocce, nel deserto di montagne.
Non avete il mio nome, la mia pelle o il mio cibo eppure avete un tempo come vorrei il mio, siamo più fratelli in questo che se il sangue fosse uguale

facciamoci le mura e coltiviamo riso elettrico. Mentre la città si allarga, penetra, s'innalza e alleviamo nei cubicoli animali proiettati.
I topi son felici nelle gabbie se han conosciuto solo gabbie. Voi miseri dimenticate il fuori così da giustificarvi al dentro rassegnati

ne ho trovate a dozzine, tutte porte del mio paradiso.
In genere piccole e nascoste, viste da nessuno, se non chi ha l'occhio. L'abitudine al raccolto, al fuori mano dico io. I sognatori del silenzio.
Ed ancor mai ne ho aperte. Son qua fuori, a bussare con le foto infatti, e portare indietro sogni

com'è struggente, stupendo e infinito essere stati bambini, vicino alla fine

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Greek landscape photo

il segreto piacere di vivere? Nient'altro che vivere.

learning? interrupted

e così stando male,
tra le pareti di una casa mai davvero amata, è filtrata una mattina l'alba. Rossa d'inverno fino al muro, per poi arrendersi.
Tutto il lontano mi si è illuminato nelle mani: l'oriente, le strade di polvere, le campane dei templi, viaggiare nei margini

sono stati i passi ad uscire ma io son rimasto dentro, dove nasce il mio pensiero, nello spazio al vuoto consacrato.
Sono continenti.
Di legno, vetrate, ombre e tappeti. Nessuna cittadinanza, si vien chiamati, qualunque sia lo stato

Uscita_palmanova copy

another day in the madness

vicino d'oceano

a monk house?

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a monk house?
a monk house?
a monk house?

a monk house?

a monk house?

Come inside, humanity

il proprio paesaggio, la propria esistenza

di tre bocche e un solo occhio, che parli su piazze vuote, ma io t'ascolto certo, qualunque sia il Dio là dentro. Posso stare fuori.
Comunque v'è il sussurro

abbiam giocato ai labirinti e ridendo quasi in punta, toccando appena il suolo, siamo entrati. Corridoi e scale fino al centro del castello, un passo distratto, poi tutte le parole della bocca son scappate.
Per questo cavalli muti rizzano le zampe, angeli osservano nascosti, fiori antichi alle pareti. Ricordate l'incredibile. Sappiate dell'impossibile, quando ancora sarete fuori

Camion_manovra_Palmanova_uscita

interference

acquattate fuori rotta, per chi usma l'odore ctonio del passato.
Fiori di rovina di rovi rigogliosi. Sbocciano nel minuto arancione, prima della notte

jesus
christ
the
super
life

house reflected

a chi cerca la propria casa tra i frammenti. Una scaglia che appartiene, un rifugio, un luogo tra milioni.
La configurazione che in segreto si completa, quando nelle mura, finalmente, affogo

le scintille crearono il giorno

d'arancione e cielo che nemmeno pare l'inverno

di tutte le croci incontrate sul cammino quella era in terra. La mia, la tua, la loro strada che converge, e poi dispare ancora

Guarda le case
d'ombra fiammeggiare

Guarda le case fiammeggiare d'ombra

Posti silenziosi. Fiesole

silent places,
in Italy

a silent place, please.
Che le mani raccolgano preghiere

monk cell, a brain house

pur tra i mattoni ierofania
un pilastrino che tenga cielo e terra in asse, come gnosi incarnata. Inamovibile

le streghe allungarono le ombre, fino a casa

contiamo insieme quanto manca e porta il miglior sorriso, potrebbe essere una festa

trenonord_bergamo_pendolari

our usual fucking life

vieni su dal nulla per restarci, anche più nulla di prima. E poi quel nome che lo esalta: "badia del buon sollazzo", probabile sia solo fantasia

poche cose ma essenziali, tienile a mente che andrai ovunque e quando la confusione aumenta, perché sempre aumenta , osserva un albero.
Fino all'oblio

quindi mi dicevi tra i giganti ti nascondi

facendo foglia nel deserto

a monk house

tanto tempo fa eppure lo ricordo:
l'ultimo Sole prima del tramonto. Poi non c'era più. E la casa del monaco tornata alle montagne, nella sua ombra.
Ho dormito in rifugio quella notte. Da solo per stanze e stanze intorno.
Fuori le stelle saranno state tempesta ed io ero a letto, immaginandole tutte

ogni giorno è la totale incertezza, grazie a Dio. Come una cerniera che si lascia dietro il conosciuto interpretando gli incastri possibili del mistero.
Quella voglia continua di crepare di controllo: perché state al mondo? Ed essi risposero: vogliamo fare un record, quello dell'età

Macchina abbandonata

noi amiamo il vuoto, in tutte le sue mancanze. E amiamo il suo terrore, che l'inutile toglie attorno.
Lassù la vita è piccola, più preziosa dei diamanti.
Per questo dura poco. Prima di lasciare solo impronte, spazzate dalla notte

Traffico_tangenziale_milano

così nel mezzo, our stupid daily life

il silenzio era così vasto, totale. L'ho guardato incredulo negli occhi.
Solo una motosega ha preso a tagliare, lontana, nei boschi.
Ero ancora al mondo?
Un passo avanti ho ripreso a respirare

Coda_tangenziale_Est_milano

se non c'è nulla di mio dove vivo dovrei andarmene e lo farò. Eppure questo è l'assedio e diventa più grande, sale le pendici, varca gli oceani, s'insinua nello stretto e dilaga nel largo.
Non serve più fuggire inseguiti, serve inventare un tempo diverso, un popolo nuovo, altra fantasia, liberare terre, paesi e pensiero dalla vera malattia

Traffico tangenziale milano3

così è stato veder giungere il freddo. A folate di vento mentre la luce cadeva.
Sarebbe bello riposare e viver di niente, scrivendo pagine per calmare i pensieri.
Ho fantasticato di nuovo: possedevo una stufa e intorno preparavo l'autunno

quando le radici incontrano
il freddo del pensiero

a monk way

ancora una volta
ancora una
ti prego accettami

avevo chiesto per il silenzio e indicavano più su. Poi non ho trovato che una punta e un pò di vento.
Andava bene ma devo andare un pò più su, dove le montagne son granelli e il possibile si dispiega

Nella notte si tessono rami. Linee sottili. E se tra loro pensano sono fili.
Tutto per giustificare la luce del mattino, come trappole di ragni

sono salito dalle origini verso ciò che sembrava destino

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[[ alt ]]
Arera_cima_invernale

non abbiamo trovato più nulla dopo. Certo il ferro di una croce, crepitare dei passi nel ghiaccio, siamo rimasti così, a guardare il Sole schiacciare le nubi e farne superficie. L'impero dello sguardo