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Bene, ognuno ha mostrato le sue posizioni e prima di andare avanti con qualche nuova considerazione rispondo ad alcuni tuoi punti.
Premetto che la tua risposta al mio post un pò me l'aspettavo, nel senso che mi aspettavo una difesa di Fontana qualsiasi fosse stata la mia critica nei confronti della sua "arte". Tanto per chiarire meglio la mia posizione e il mio modo di affrontare ogni discussione preciso: non sono un tifoso di una posizione in particolare. Non sono un tifoso dell'arte classica né dell'arte figurativa o di qualsiasi altra forma a me congeniale e se dovessi intuire questa potenza segreta nei buchi di Fontana mi fermerei all'istante e cambierei tono. Non me ne frega nulla di difendere qualcuno o qualcosa a priori, quello che mi piace è scoprire; discutere trovo sia un ottimo modo per farlo.
Detto questo mi chiedo: davvero davanti una delle tele bucherellate o tagliate di Fontana hai provato la prima volta "una forte emozione ed un rimescolio interiore"?
Me lo chiedo immaginanti nel trovare una delle sue "opere" in una dignitosa soffitta, appoggiata alla parete. Ignorando totalmente l'esistenza di Fontana e dei suoi opuscoli o manifesti a corredo delle tele, sinceramente, proveresti questa forte emozione accompagnata da rimescolio?
E' questo a cui non riesco a capacitarmi. Senza essere influenzati dai prezzi delle gallerie d'arte, da ciò che dicono i critici più illustri, dalle istruzioni dettagliate che lo stesso "artista" divulga, come può rimescolare la pancia un oggetto simile:

uovo lucio fontana

Poi non discuto minimamente Protagora, figuriamoci, vado anche nel più popolare "non è bello ciò che è bello ma è bello ciò che piace". Eppure anch'io e vorrei tanto per un attimo riuscire ad emozionarmi davanti ad una cosa come quella poco sopra. Se non emozionarmi almeno esserne un poco turbato. Non è che non la capisco, è che pur capendone l'intento non vedo questa rivelazione. Forse sono solo un animo arido, non so, di sicuro questa presunta arte mi rende ancora più arido osservandola e mi fa disperatamente venir sete di un quadro di Bacon, di Hopper, di Wyeth, ecc.

C'è un'altra cosa che non mi è chiara. Quando inizi a tirare in ballo la storia dell'arte moderna parti giustamente dall' ottocento e parli di come gli artisti svoltino insieme a tutta la società, proponendo nuovi modelli e nuovi modi di intendere l'arte. Poi però metti come termini di paragone Fontana e Michelangelo dicendo che non sono accostabili in quanto parlerebbero due lingue differenti e sarebbe come giocare a calcio in un campo da tennis. Insomma non centrano una mezza mazza tra loro. E per fortuna che me lo fai notare!
In quello che ho scritto paragono al massimo Munch a Fontana, cioè un artista nato nella seconda metà dell'ottocento e morto nel 1944. Stiamo parlando già di epoca moderna, di quell'esprimere la propria interiorità senza committenti o mecenati alle spalle. Parlo di un'opera che se tu la ritrovassi nella stessa soffitta di prima, accanto ai buchi di Fontana, sapresti riconoscerla subito come arte e ti parlerebbe direttamente allo stomaco, alla milza, al tessuto nervoso senza conoscere il norvegese come lingua.
Ho citato si Canova e Hokusai ma solo per dire come il loro gesto creativo sia, a mio parere, più completo e comunicativo di quello di Fontana ed eterno almeno quanto il suo. Non paragonavo, e non paragono, i contesti sociali, culturali, espressivi in cui erano calati, nè tantomeno le finalità delle loro opere. E di certo non vado a prendere come termine di paragone gente che ha prodotto nel Rinascimento.

Son sempre felice quando sento una storiella zen, sufi, taoista o quant'altro. Quella del granchio la conoscevo con la variante del gallo (l' animale da disegnare) e col fatto che l'artista in questione dopo 10 anni veniva minacciato di morte dal committente se non avesse disegnato all'istante quanto voluto.
Ecco, la trovo perfetta anch'io per usarla in modo diametralmente opposto a come l'hai interpretata tu. In realtà nel finale della storia si legge: "disegnò il granchio più perfetto che si fosse mai visto" e a corredo di quanto hai citato c'è una ipotetica foto del granchio.

Arte cinese. Granchio

Non so se questa illustrazione corrisponda a quel disegno, non credo, ma va bene uguale. C'è una forma, stilizzata quanto si vuole ma c'è un'interpretazione del granchio attraverso sicuri colpi di pennello. Pochi, magari, ma messi insieme hanno creato un granchio e quel granchio è la particolare visione di quel particolare artista. Non è il disegno di un ellisse che poi ci è stato detto di interpretare come un granchio, c'è del lavoro in più, c'è una complessità, una costruzione. Dal caos di quelle stesse forme disposte a caso l'artista le ha convogliate in un ordine preciso e ne ha tratto una forma che parla al di là delle parole, della nostra cultura e tempo.

Torno a fontana e vedo un taglio in una tela.

Concetto spaziale lucio fontana

Concetto spaziale.
Sento dire che da quel taglio passa l'infinito, che lo spazio della tela è stato superato. Sento un sacco di interpretazioni e mi dico che non potrebbe essere altrimenti, visto che una cosa così generica porta a qualsiasi interpretazione. Quello che pare a me è l'incapacità di rappresentare un punto di vista.

Vedo di spiegmi partendo da qualcosa di veramente spaziale.
Noi nasciamo da un singolo evento: il Big Bang. Se per assurdo ci fosse stato ai tempi uno spettatore, avrebbe visto questo punto su un'enorme tela vuota, la tela vuota di un nulla non ancora popolato. Il Big-Bang è l'esplosione a partire da quel punto, carico di un'energia infinita. Tutta la materia condensata al suo interno si è riversata fuori, si sono create un' infinità di situazioni, un' infinità di forme.
L'universo ha preso una direzione, tutto ha assunto un aspetto.
Se uno fa un singolo taglio su una tela, un singolo segno, un puntino disegnato su un muro, quell'individuo ci fa ritornare indietro, ci fa ritornare al Big Bang, quell'individuo non ha preso posizione, o si è tolto dal prendere una posizione. Miliardi di anni dopo l'esplosione primordiale ci sono miliardi di posizioni differenti ed ognuna sempre più particolareggiata, sempre più profonda perchè si porta appresso tutto il lavoro di sviluppo di questi miliardi di anni.
Hanno iniziato a crearsi strutture complesse, la materia si è unita ad altra materia in una generazione che arriva e supera il nostro presente. Ha preso a pulsare la vita e le strutture hanno assunto la conformazione complicatissima che possiamo riscontrare in un organismo umano.
Dopo miliardi di anni da un puntino si è arrivati all'essere umano.
Oltre a tutto il resto e a quello che ancora nemmeno immaginiamo.
Se il Tutto fosse rimasto confinato e intrappolato dentro quel punto la vita non esisterebbe. Esisterebbe solo potenzialmente in quel punto primordiale ma in pratica io non sarei qui a scrivere e nessuna Silvia leggerebbe queste righe. Terribile solo a pensarci, di non leggere queste righe.
Prendiamo quel punto e disegnamolo su di un foglio.

punto

Questo puntino contiene tutto. Pensandoci è anche un elemento perfetto, inattaccabile, è la stilizzazione assoluta di qualsiasi forma e concetto. Un puntino è la partenza di un progetto. Uno tra infiniti progetti. E' la partenza di un disegno che può essere grandioso o terribile. Da un puntino può iniziare un qualunque universo, basta crearlo e se lo creo il puntino svanisce, mischiato ad altri puntini, disperso nella continuità di una linea. Si crea una complessità, è l'artista che la crea, mette insieme delle linee, genera delle forme: dà vita.

L'artista moderno non va oltre il punto.
Stilizza, sottrae, ricerca la purezza fino a retrocedere ad un gesto unico, un unico segno. Stilizza pure il gesto con cui delinea qualcosa introducendo il concetto di gesto inconscio. Tutto il resto è dispersione, superfluo. L'artista moderno torna indietro di miliardi di anni, fa un segnetto (se va male ne fa molti altri ma tutti con la scusa del gesto istintivo, diretto, non mediato dalla ragione) e il mondo casca innamorato ai suoi piedi.
Geniale! rivoluzionario! Al posto del punto si potrebbe fare un buco e da quel buco affermare che finalmente dalla tela può sgorgare l'intera fantasia umana. L'inconscio che ha trovato una via d'accesso al conscio.
Concetto psichico.

concetto psichico

 

L'arte non sarà più la stessa.

Se l'arte si fermasse ad accenni di opere potremmo parlare all'infinito su ciò che potrebbe essere dietro quegli abbozzi ma non esisterebbe davvero nulla sul lato pratico.
L'artista assembla più segni fra loro e li spinge verso una direzione, se non lo facesse non porterebbe l'arte figurativa a strappare una forma al mare di infinite forme celate nelle possibilità umane. Scrivere un libro costringe il lettore a immaginarsi personaggi, luoghi, atmosfere, quindi è nella mente del lettore che si forma il mondo descritto. Se nel libro uno scrittore inserisce un'illustrazione non costringe più il lettore a immaginare, magari lo delude ma prende una posizione, la sua, e incanala ulteriormente l'interpretazione che vuole far trasparire dal suo scritto. Un libro in tal senso è il "Piccolo principe" con quegli elementari e splendidi disegni al suo interno.
Se non vuole caratterizzare precisamente può togliere le illustrazioni, può anche scrivere molto meno e lasciare molta più interpretazione a chi legge, al posto di dire "una notte stellata con il profilo delle colline appena delineato contro il buio" potrebbe scrivere soltanto "una notte". Se continua potrebbe sottrarre fino ad arrivare ad un libro di una pagina con una sola lettera stampata all'interno, metterci un titolo come "Concetto letterale" e aspettare che un critico interpreti il tutto come la smaterializzazione della parola, andare oltre il concetto di paragrafo, narrare più con gli spazi vuoti che con i glifi, ecc.
Dopo di lui la letteratura non è stata più la stessa.
Certo, perché l'ha uccisa! Perché se scrivere dovesse diventare lasciare pagine bianche con una sola lettera o parola in ognuna, nessuno leggerebbe più. Basterebbe immaginare una storia nella propria mente e tutti finirebbero a chiedersi: ma non lo facevo anche prima?
E' la stessa cosa che mi chiedo guardando una delle "robe" di Fontana: ma non esisteva già tutto anche prima, prima ancora che l'uomo riuscisse ad esprimersi con cognizione di causa? La vera rivoluzione è nel creare, nel dare alla complessità una struttura, con la mente o con l'istinto o con parte di entrambe. Sparare cose a caso sulla tela, o contro qualsiasi altra materia, mi sa tanto che l'hanno già fatto anche i primati e dire che questo è una svolta epocale nell'arte mi fa parecchio divertire.

In conclusione:

-Di segni primordiali possiamo riempire il mondo e su qualsiasi superficie. Se ci si ferma al segno primordiale non si è fatta arte, si è iniziata un'opera ma non la si è portata a termine.

-Posso anche mettere due o tre montagne sopra il fatto che Fontana abbia scosso gli animi e abbia stravinto (contro cosa non lo so), almeno come posso metterci due o tre montagne sopra il fatto che certe foto su facebook hanno un milione di like e farebbero venire l'acidità di stomaco anche ad un frullatore elettrico. Il fatto che qualcuno abbia successo non mi dice nulla sulla qualità di quel successo.

-Collegato al punto precedente aggiungo anche che non è Fontana che mi suscita rabbia o avversità, personalmente a vedere una qualsiasi delle sue cose provo il nulla più totale, quello che mi scalda il sangue è pensare che una galleria d'arte, per far posto anche ad uno solo dei suoi buchi, abbia tolto spazio ad un qualsiasi altro artista.

-Stilizzare per me è un'operazione difficilissima e gli do il significato di rappresentare tantissimo con pochi tratti sapienti. Togliere alla stilizzazione i pochi gesti sapienti o farne molti a caso porta il tutto ad essere uguale ai primi pasticci di un bimbo su un foglio (che spesso si traducono in buchi, graffi e strappi).

 

Risposta di Silvia

(che è la stessa Silvia del post precedente e la stessa alla quale mi rivolgo in questo...)

Prima di cominciare, vorrei introdurre la mia risposta facendo un'ode alla discussione e ai diversi punti di vista di ognuno. A mio parere è una benedizione incontrare gente con punti di vista differenti, è un accrescimento personale alla faccia di ogni accondiscendente facciata!
Detto questo la mia verve mi porta ad accendere gli animi, soprattutto quando sono in ballo temi ed argomentazioni a me care. Se ho alzato l'intensità a 'moh di tifo da stadio scatenato chiedo venia.

Ora. Nella tua ultima risposta percepisco principalmente le nostre differenti modalità di lettura di un'opera d'arte ed il conseguente misunderstanding viene inevitabilmente a crearsi. Tu parli di "forti emozioni immediate e rimescolii nelle viscere" necessarie a dare un valore ad un'opera (una lettura di pancia legittima e sacrosanta). Per quanto mi riguarda, invece, la mia propensione è quella di analizzare a tutto tondo tenendo in considerazione molti fattori: il contesto, il messaggio, il linguaggio, l'autore, il pubblico a cui si rivolge, il come e il perchè. Non c'è giusto o sbagliato, non c'è chi ha ragione o chi ha torto. A me è stato insegnato così nei miei studi artistici e ammetto che fatico a farne a meno; ammetto anche che potrebbe essere una limitazione e che forse si è finiti per analizzare troppo perdendo di vista il vero sentimento (ma questa è un'ampia parentesi che bisognerebbe aprire in altri momenti!). In ogni caso se continuiamo con questo andazzo rischiamo di non incontrarci mai e di rimanere arroccati nelle nostre convinzioni, senza trovare terreno di dibattito comune.
Ma... come il saggio Socrate che "sa di non sapere", mi pongo di abbassare le difese! Quindi, ammetto che davanti ad un'opera di Lucio Fontana, caro Paolo, non mi emoziono sicuramente nemmeno un centesimo o un millesimo rispetto ad una potenza espressiva di un Caravaggio, alla raffinatezza di un Boldini o un De Nittis, alla esplosione di vita di un Van Gogh, alla crudezza dolce di un Frida Khalo, alla sensualità di un Klimt, alla magnificenza di una cattedrale gotica o di un'architettura del Palladio... e potrei andare avanti pagine e pagine!
E' un'emozione di pancia, è l'anima addormentata che sta sotto l'intestino e che pian piano risale allo stomaco e poi al cuore. Quella è bellezza, meraviglia, incanto, sofferenza, uno struggente specchio delle emozioni umane. Al contrario Fontana fa leva sulla razionalità, sulla ricerca, sull'idea e sulla rottura con la tradizione; adotta un linguaggio totalmente agli antipodi.
Non sei un animo rado, no. Non c'entra niente la sensibilità o il livello di percezione. Abbiamo capito che uno ragiona di "pancia" e l'altra di "cervello".

Un determinato punto ho trovato interessante: nella tua spiegazione del concetto spaziale poni come interpretazione l'affascinante teoria del Big Bang e la nascita dell'universo. Però invertendone il valore, svalutando la scarsezza di input e prese di posizione dell'artista. A mio parere, invece, lasciare allo spettatore un'ampia gamma di decodificazione senza dare troppe informazioni (segni non organici e ricchi) può essere in alcune opere un vero e proprio punto di forza! L'arte della sottrazione: come in fotografia, quando un fotografo sceglie volutamente di nascondere elementi della scena... come nel cinema, quando un regista non palesa i propri intenti in barocche descrizioni... Lo spettatore mette in moto la domanda, si arrabbia, si trova in una circostanza scomoda, non riesce a capire e per ciò indaga, ricerca, si pone un problema. Data la sua natura di provocazione massima del classico linguaggio dell'arte (dove esiste un racconto di inizio-continuazione-fine) è naturale la conseguente inaccettabilità della tradizione; ma affermare che Fontana sparava "cose a caso" forse è un po' troppo presuntuoso e non si rende onore ai suoi profondi studi precedenti ai tagli. Certo non era il primo arrivato, non si è improvvisato nulla. Così come ogni artista dell'avanguardismo.

Concludo facendo finire il fil rouge con la letteratura (mi ha fatto molto piacere la tua citazione sull'amatissimo Piccolo Principe!). Ti consiglio di leggere i racconti di Raymond Carver: uno scarnificatore della storia, plasma situazioni dove non succede nulla di effettivo... silenzi, dove la moltitudine di domande e di ipotesi si susseguono in un grande punto di domanda nella propria mente. Può essere un nuovo stimolo di lettura (a tutto tondo), no?

3 Comments
  1. Stormwind
    04/09/2016 -
    Reply

    Sono parzialmente d'accordo con te. Ogni artista andrebbe comunque valutato in base al periodo storico sociale di appartenenza, nel dopoguerra c'è stato un forte desiderio di rinnovamento e di distacco dal passato e molti hanno iniziato a sperimentare nuove forme di espressione artistica che rompessero definitivamente con l'arte tradizionale. Fontana con il suo "concetto spaziale" ha dato una svolta all'arte contemporanea, lui stesso disse che dopo ciò tutto era possibile. Vedo Fontana come un provocatore, con le sue "opere" è riuscito a far parlare di se, ancora oggi dopo alcuni decenni si discute se le sue siano o meno opere d'arte. Altri artisti si sono cimentati nella realizzazione di opere trasgressive, che dire delle "Combustioni" di Burri (che oltre tutto puzzano!), delle opere non certo artistiche di Duchamp, della "M... d'Artista" di Manzoni o delle "cancellature" di Isgrò? Tornando all'opera in questione ritengo sia una delle più "belle", se così si può dire, un altro discorso è il prezzo a cui è stata venduta, ma si sa che nelle aste tutto è possibile. Entrano in gioco fattori diversi che possono portare gli oggetti a prezzi folli, ci sono collezionisti che vogliono a qualsiasi costo l'oggetto dei loro desideri, o persone che sono disposte a spendere qualunque cifra per dimostrare la propria superiorità economica. Per molti Fontana è uno status symbol, esporlo in bella vista li fa sentire potenti, così come per altri è fondamentale avere il Rolex d'oro o la borsa firmata. D'altronde il mercato dell'arte segue le leggi dell'economia, se nessuno volesse Fontana, le sue opere non varrebbero tanto. Non credo si possano provare emozioni davanti a questo tipo d'arte, mi sembra come nella storia de "I vestiti nuovi dell'Imperatore", solo che qui ci sono critici d'arte, che con lunghi discorsi sul significato intrinseco dell'opera, riescono a convincere molti che se non la pensano come loro sono degli ottusi ignoranti. Per quanto mi riguarda, non mi indigno davanti a queste "opere" e quando le trovo in musei o gallerie d'arte seguo il consiglio che diede Virgilio a Dante:"Non ti curar di loro, ma guarda e passa."

    • Th3M0nK
      09/10/2016 -
      Reply

      Direi che sei molto d'accordo con me se il finale del tuo commento sale alto con "non ti curar di loro, ma guarda e passa": è anche la mia naturale reazione di fronte a queste "cose", come ho scritto. Non c'è da lavorarci su o costringersi ad ignorare ciò che si pensa non sia arte: direi che andare via dritti veloci davanti ad un pezzo di stoffa bruciacchiato, strappato, ad un orinatoio firmato ecc. sia normale per molti, che forse neanche si accorgono che quello è un oggetto messo in mostra. La critica non viene suscitata dall'opera in se ma da ciò che viene detto sull'opera, da chi si crede abbia, o abbia maturato, una certa autorità nel mondo dell'arte. Lo spirito critico di un singolo individuo dovrebbe portarlo a ragionare su ciò che gli viene proposto come arte, magari per evitare di assaggiare il contenuto di una di quelle scatolette di Manzoni, fare un sorriso e dire che è squisita. Quanto di quello squisito sapore è solo un'influenza esterna? Quanto è davvero sulla lingua?

  2. Stormwind
    27/08/2017 -
    Reply

    A proposito di Manzoni, l'altro giorno nel bookshop di Brera ho visto in vendita la riproduzione del suo celebre barattolo, con tanto di numero che lo identifica, la cosa più sorprendente è stata che una ragazza vedendolo ci si è buttata e l'ha comprato con una gioia sul viso come se avesse trovato il più grande dei tesori. Ora mi chiedo dove l'avrà esposto? Sul tavolino del salotto? Sul mobiletto di cucina? O sulla mensola del bagno?

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