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Le fotografie vogliono la loro velocità. Non parlo di quando si scattano, quello è compito del fotografo e sarà lui che dovrà beccare il tempo che lo farà esprimere meglio.
Parlo del dopo. Di quando l’osservatore le guarda. Parlo di quel tempo che spesso nessuno ha.

C’è uno spezzone di un film che mi piace parecchio, lo spezzone intendo perchè il film nemmeno l’ho visto. Certo, se questo spezzone rappresenta bene il film allora lo dovrò guardare, prima o poi, perchè credo finirei ad amarlo. Solo che preferisco credere che il film sia questo spezzone e non voglio guardarlo.

Non capirai mai, se non vai più piano, amico mio.

E’ per questo che non voglio altro da “Smoke”.
Tornerei sempre a questo punto, a questa frase e tutto il resto per me può sbiadire e andarsene via.

Non capirai mai, se non vai più piano, amico mio.

Stai guardando delle foto?
Stai camminando in città? O in montagna?
Stai parlando ad un amico? Ad una persona che odii?
Non importa.
Più piano, eh.

Sono io il primo che non va piano con le foto.
Le mie o di altri, ho fretta. Fretta per cosa non lo so ma ho sempre guardato con troppa fretta. Alcune foto mi hanno colpito e allora ho rallentato, almeno in confronto a come ho guardato le altre in precedenza ma comunque avrei potuto restarci su di più.
Magari è qualcosa della nostra era, o forse è sempre stato così ma nella testa una voce dice: “se risparmi del tempo guardando queste foto ne potrai vedere di più” e se dovessi rappresentare il concetto graficamente ecco cosa immagino

Animazione gif sfogliando fotografie

Abbiamo un sacco di foto in giro, se mi fermo troppo su una, quante centinaia me ne sto perdendo? In fin dei conti quaggiù vale sempre il numero, la quantità. Non importa quanta roba poi butti via, l’importante è riempirsi le tasche, le borse, la pancia, la testa.

Ad un certo punto diventa una scelta.
Rallento?
Come ogni scelta, come qualsiasi scelta, ha dei vantaggi e degli svantaggi e solo scegliendo si possono scoprire. Tornando allo spezzone di “Smoke”, mi piace un sacco il risultato:

guarda, il mio amore adorato…

Quanto cambiano le parole quando vengono scritte.
Queste ci perdono sicuro, rispetto al modo e al momento del film.
“Guarda”, dice, “guarda cosa ho riconosciuto in questa foto. In questa foto tra le decine e decine tutte uguali sotto i miei occhi, guarda cosa sono riuscito a vedere”

Ho un’amica che si chiama Golsa Golchini.
Mi correggo.
Ho la stramaledetta fortuna di avere un’amica come Golsa Golchini.
Lei ha un occhio particolare per tutto. A volte capisco ogni singola parola che dice, a volte sento il significato di quelle parole. Altre volte mi dico che la capirò.
Le sue opere potrebbero essere già note a qualcuno ma nel caso basta andare su www.golsagolchini.com e rimediare.
Vedere l’invisibile è già molto ma saperlo mostrare al mondo è un dono, almeno per chi guarda.
Capita così che Golsa vede le mie foto del Cammino di Santiago e, come dire, le commenta a modo suo. A modo suo mi fa notare cose sulle quali non mi sarei soffermato ma, dopo che lei me le ha fatte vedere, ho iniziato a capire che ci sono davvero. Ha aggiunto uno strato in più ai significati dell’ immagine. Il suo strato, quello che non avevo mai considerato.

Riporto col suo permesso questi appunti, nell’ordine in cui li ho ricevuti

Mi sono detto: lei le mie foto le ha guardate sul serio. Le ha radiografate. Tutte? Solo queste? Non lo so, la cosa che mi affascina è che quel tempo è stato speso e quel tempo ha dato i suoi frutti: ha portato una piccola parte del suo sguardo nel mio.
Ecco cosa mi preme. Questo portare parti di uno sguardo da un essere umano ad un altro.
Queste migrazioni di sguardi.

Quanto tempo ci vuole?
C’è davvero un limite?

Penso che una soluzione a tutto ci sia. Una soluzione a questo gran casino di immagini. A queste vagonate di fotografie che la gente fa ad ogni angolo di strada e che nessuno guarderà mai. Perchè nessuno gli dedicherà mai uno stramaledetto millesimo di tempo.
La soluzione sarebbero mostre fotografiche con una sola foto dentro.
Sarebbero siti web con gallerie di una sola foto per genere.
Sarebbero schede di memoria che permettono solo una foto e poi bisogna tornare a casa, scaricarla, sperare che sia venuta e liberare la memoria per un’altra nuova foto.
Sarebbe togliere.
Se hai solo una foto da guardare in una stanza, una sola foto e poi via, via che si va a mangiare, a fare una telefonata, a comprare un vestito, una sola foto e poi sei libero… vuoi non stare lì a guardarla? Scommetto il collo e tutta la spina dorsale che almeno 5 minuti uno li dedica, uno sta lì e indaga. Sta lì e cerca il segreto di quello scatto, sta lì fino a quando non gli sembra che quella foto l’abbia fatta lui e gli è entrata sotto pelle come il caldo in estate e il freddo in inverno.

Ecco, per questo la mia galleria di foto di Santiago sono più di 60 scatti abbondanti. Perché sono coerente.
Però ho anche una minuscola sezione che si chiama One sign, dentro Gallery, e qui ho voluto pubblicare singole foto. Quelle dove uno non deve far altro che fermarsi su una sola, senza pensare a sequenze, chi veniva prima, qual'è il collegamento con quelle dopo. Niente. Una pacchia. Solo una.

Quanto tempo hai?

 

3 Comments
  1. Silvia
    08/11/2016 -
    Reply

    Interessante e massicciamente veritiero. Aggiungo solo una postilla: forse non siamo noi a non avere pazienza, ma è il mondo che lo è... la trappola sarebbe rimanere attaccati a questa modalità di velocità che ci condiziona. Bisogna distruggere e ricostruire il "come" si guarda. La distruzione è la via per la trasformazione...

  2. Stormwind
    11/02/2018 -
    Reply

    Il tempo è sempre troppo poco, così la velocità è fondamentale per vedere tutto o almeno avere l'illusione di farlo. Ci sono migliaia di foto che non meritano nemmeno un secondo, alcune non andrebbero nemmeno viste, così più si è veloci più possibilità ci sono di trovare qualcosa che meriti di essere osservato. In quella scena del film, le foto erano veramente noiose tutte praticamente uguali, a questo punto è meglio una sola bella piuttosto che centinaia simili. Però che incubo poter fare una sola foto! Ogni volta che estraggo la reflex mi dico che farò un paio di scatti, ma quando torno a casa scopro che la memory card è praticamente piena, se avessi potuto fare una sola foto, quante belle immagini avrei perso?

    • Th3M0nK
      24/02/2018 -
      Reply

      Il punto è che le foto non erano tutte uguali, così come ogni istante non lo è. Anche io, se avessi visto quell’apparente catalogo Ikea di immagini nel film, avrei fatto uno sbadiglio a forma di ovale e magari avrei anche iniziato a fumare, ma so di non essere educato per apprezzare una situazione simile. Di recente un ragazzo che conosco ha pubblicato il suo sito personale con un ampia rassegna delle sue foto. Alcune splendide altre meno, la vita va così. Ma tra quelle che sono meno splendide o, per i miei occhi, banali ho deciso di soffermarmi e immedesimarmi nella sua scena e intuire perché abbia scattato. Ho scoperto una volta di più quanto tempo richieda guardare veramente una foto e l’operazione, purtroppo, è stata interrotta per portare avanti altri impegni. Però mi ha fatto scoprire una volta di più quanto sia entusiasmante guardare veramente una foto: un pò come entrare negli occhi di un altro e, quindi, anche nella sua mente. Per qualche momento. Scattare una sola foto è uno splendido esercizio per provare a condensare tutto il nostro tempo e quello del futuro spettatore in un unico punto. Ma anche in questo caso, non ho abbastanza educazione per farlo. Dovrei aver sviluppato una sensibilità tale per cui, in quel preciso istante della giornata, so che scattando ho raccolto qualcosa di più essenziale delle ore già trascorse e di quelle che verranno. Impossibile, credo. Almeno per me. Quindi anche la mia scheda si gonfia di megabyte. Mano a mano però sempre meno, forse posso sperare di arrivare ad una sola foto al termine di un’intera vita con la macchinetta al collo. Forse. E magari quella foto verrà mossa. Nel frattempo ho collegato al pc l’ennesimo hd semi-intasato di immagini pesantissime. I segni del karma sono sempre difficili da smaltire.

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